Perchè gli insegnanti di Pilates non sanno contare?
- YOGAPILATESMOVES

- 15 mar
- Tempo di lettura: 4 min

C’è una domanda che, prima o poi, qualcuno fa sempre durante una lezione di Pilates. A volte con ironia, a volte con un sorriso un po’ affaticato.
“Ma… perché gli insegnanti di Pilates non sanno contare?”
Tre… quattro… cinque…pausa…“ancora due…”
E poi diventano cinque. Poi diventano sei.
E tu pensi: Aspetta un attimo… non erano due?
La verità è che non è un errore.
Non è distrazione. Non è matematica sbagliata.
È che non stiamo davvero contando.
Nel Pilates il numero non è la cosa più importante.
Non stiamo aspettando che arrivi il numero dieci. Non stiamo aspettando la fine della serie. Stiamo aspettando qualcos’altro.
Stiamo aspettando quel momento preciso in cui il tuo corpo inizia a cercare una scorciatoia.
Perché il corpo è incredibilmente intelligente.
Ma è anche incredibilmente furbo.
Quando il movimento diventa difficile, il corpo prova a trovare una via più facile.
E allora le spalle iniziano a salire, il petto si gonfia un po’ troppo, la schiena prova ad aiutare, il bacino si muove di un centimetro. E la mente… la mente prova a scappare.
Inizia a pensare alla lista delle cose da fare: alla cena di stasera, a quel messaggio a cui non hai risposto.
È proprio lì, in quel momento minuscolo, che succede qualcosa di importante.
Perché il Pilates non vive nelle prime ripetizioni.
Quelle sono facili.
Il Pilates nasce quando il movimento inizia a diventare scomodo.
Quando il corpo dice:
“Basta.”
Quando i muscoli iniziano a tremare.
Quando la concentrazione deve diventare più profonda.
È in quel momento che l’insegnante smette di contare.
Perché non sta aspettando il numero successivo.
Sta aspettando il momento in cui tu ti accorgi di ciò che sta succedendo dentro il tuo corpo.
Quel momento in cui senti le spalle salire…e le abbassi.
Quel momento in cui senti il respiro diventare corto…e lo rallenti.
Quel momento in cui la mente vuole andare altrove…e tu la riporti dentro il movimento.
Ecco perché nel Pilates il numero è relativo.
Perché il vero lavoro non è arrivare a dieci.
Il vero lavoro è restare presenti.
Joseph Pilates diceva una cosa:
“È meglio fare cinque ripetizioni perfette, che venti fatte senza controllo.”
Perché il Pilates non è una gara.
Non è una sfida di resistenza.
È una pratica di consapevolezza.
Ogni movimento è una conversazione tra il tuo corpo e la tua attenzione.
E questa conversazione diventa interessante proprio quando il corpo inizia a protestare.
Quando ogni istinto ti dice:
“Esci dalla posizione.”
“Lascia andare.”
“Riposa.”
Ed è proprio lì che succede qualcosa di straordinario.
Tu resti.
Resti un secondo in più.
Poi un altro.
E in quel secondo… il tuo corpo impara qualcosa.

Impara il controllo.
Impara che può rimanere stabile anche quando sarebbe più facile cedere.
Impara la precisione.
Perché ogni centimetro del movimento conta.
Impara il respiro.
Perché quando il respiro rimane fluido, anche il movimento rimane fluido.
E poi impara qualcosa di ancora più importante: La presenza.
Nel Pilates non puoi essere distratto.
Se la mente vaga, il movimento cambia.
Se la mente si assenta, il corpo perde precisione.
Per questo ogni esercizio è una piccola meditazione in movimento.
Non stai solo lavorando con i muscoli.
Stai allenando la tua capacità di restare qui.
Qui nel corpo.Qui nel respiro.Qui nel movimento.
E lentamente succede qualcosa.
All’inizio senti solo fatica.
Poi inizi a sentire i muscoli profondi.
Poi inizi a sentire il centro del corpo.
Il movimento diventa più fluido.
Più economico.
Più intelligente.
Il corpo smette di combattere… e inizia a collaborare.
E a quel punto non importa più quante ripetizioni stai facendo.
Perché il numero non è mai stato il punto.
Il punto è la qualità.
Il punto è l’intenzione.
Il punto è quanto sei presente dentro ogni movimento.
E forse è per questo che il Pilates sembra così diverso da tanti altri allenamenti.
Perché non è solo allenamento.
È educazione del movimento.
È allenare il corpo a muoversi con rispetto.
Con precisione.
Con intelligenza.
E quando impari questo…
lo porti ovunque.
Nel modo in cui cammini.
Nel modo in cui ti siedi.
Nel modo in cui respiri.
Il Pilates non finisce quando esci dalla lezione.
Rimane nel tuo corpo.
Rimane nella tua postura.
Rimane nel tuo modo di muoverti nel mondo.
Quindi sì.
Forse è vero.
Gli insegnanti di Pilates non sanno contare.
Ma non perché sbagliano i numeri.
Perché stanno ascoltando qualcosa di più importante.
Stanno osservando il momento in cui il tuo corpo prova a imbrogliare.
E stanno aspettando che tu te ne accorga.
Perché è lì che il movimento cambia.
È lì che nasce il controllo.
È lì che nasce la forza vera.
Non quando tutto è facile.
Ma quando il corpo vorrebbe scappare…
e tu scegli di restare.
E alla fine, forse, è proprio questo il Pilates.
Non il numero delle ripetizioni.
Ma quel secondo in più in cui resti presente dentro il movimento.





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